Frasi, Aforismi e citazioni su New York

imageEcco un post dedicato a Frasi, Aforismi e citazioni su New York
Soprannominata “la Grande Mela”, New York rappresenta la città più popolosa degli Stati Uniti d’America, con un agglomerato urbano superiore ai 23 milioni di abitanti. Non solo è la più popolosa ma senza dubbio è la più ricca tra le metropoli statunitensi e quella, secondo molti, dotata di maggiore fascino. Abbiamo deciso di dedicare un post alle
frasi, agli aforismi e alle citazioni su New York perché ci sembrava doveroso rendere omaggio e merito a questa città che ha saputo conquistarsi col suo fascino, ma anche con la sua organizzazione un ruolo internazionale di primissimo piano sotto tutti i punti di vista: politico, turistico, sociale, economico.
Pur essendo migliorabile ecco a voi il nostro elenco di

Frasi, citazioni e aforismi su New York

  • Se fossi vissuto al tempo dei romani, sarei vissuto a Roma. Dove altro? Oggi l’America è l’Impero romano e New York è Roma stessa
    (John Lennon)
  • New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto.
    (Paul Auster)
  • C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile.
    (Simone de Beauvoir)
  • New York aveva tutta l’iridescenza dell’inizio del mondo.
    (F .Scott Fitzgerald)
  • New York è un perfetto modello di una città,
    non il modello di una città perfetta.
    (Lewis Mumford)
  • Ed è New York la città più bella del mondo? Forse. Nessuna notte urbana è come la notte a New York. Ho guardato la città dall’alto dei grattaceli. Ed è allora che i grandi edifici perdono la loro realtà a la sostituiscono con poteri magici, diventando cosi immateriali che è come se esistessero solamente le finestre illuminate.
    (Ezra Pound)
  • Una volta che siete vissuti a New York per qualche tempo e la città è diventata casa vostra, non c’è altro posto altrettanto bello. Qui si concentra tutto, popolazione, arte, teatro, letteratura, editoria,
    import, affari, assassinii, aggressioni di strada, lusso, povertà. E’ tutto di tutto. Va avanti tutta notte, è instancabile.
    (John Steinbeck)
  • Oggi chi abita a New York può imbattersi in 220.000 persone diverse in un raggio di dieci minuti di cammino dalla propria casa o dall’ufficio nel centro di Manhattan.
    (Jeremy Rifkin)
  • New York è costituita da milioni di persone diverse, e tutti vengono qui in cerca di qualcosa.
    (Lindsey Kelk)
  • Qui siamo a New York: se ce la fai qui, ce la puoi fare ovunque.
    (dal film Qualcosa è cambiato)
  • Era troppo per crederla vera;così complicata, immensa, insondabile.
    E così bella, vista da lontano: canyon d’ombra e di luce, scoppi di sole sulle facciate in cristallo, e il crepuscolo rosa che incorona i grattacieli come ombre senza sfondo drappeggiate su potenti abissi.
    (Jack Kerouac)
  • Talvolta, al di là dei grattacieli, il grido di un rimorchiatore ti raggiunge nell’ insonnia e ti fa ricordare che questo deserto di ferro e cemento è un’ isola
    (Albert Camus)
  • Manhattan, quest’isola, che galleggia su acqua di fiume come un iceberg di diamanti
    (Truman Capote)
  • I newyorkesi camminano più in fretta, parlano più in fretta, pensano più in fretta. Non è necessario esserci nati per essere newyorkesi, ma dopo sei mesi tu camminerai parlerai e penserai più in fretta. E da quel momento anche tu potrai considerarti un newyorkese.
    (Edward Koch)
  • La città vista dal Queensboro Bridge è sempre la città vista per la prima volta, nella sua prima, selvaggia promessa di tutto il mistero e di tutta la bellezza del mondo.
    (Francis Scott Fitzgerald)
  • Nessun luogo incarna l’esperienza americana e lo spirito americano più di New York.
    (Michael Bloomberg, sindaco di New York)
  • Voglio svegliarmi in una città che non dorme mai.
    (Frank Sinatra)
  • New York è difficile da amare, visto che viene ricostruita ogni 10 anni.
    (Philip Hone, ex Sindaco di NY)
  • New York non è ospitale. E’ molto grande e non ha cuore. Non è incantevole, Non è amichevole. E’ frenetica, rumorosa e caotica, un luogo difficile, avido, incerto. New York non fa nulla per chi come noi è incline ad amarla tranne far entrare dentro il nostro cuore una nostalgia di casa che ci sconcerta quando ci allontaniamo e ci domandiamo perché siamo inquieti. A casa o fuori, abbiamo nostalgia di New York non perché New York sia migliore o al contrario peggiore, ma perché la città ci possiede e non sappiamo perché.
    (Maeve Brennan)
  • New York è una città brutta e sporca. Il suo clima è indecente. Le sue strategie politiche farebbero terrore a qualsiasi bambino. Il suo traffico è una follia. La sua competitività è micidiale. Ma su una questione non vi sono dubbi: dopo essere vissuti a New York, dopo aver fatto della città la vostra casa, nessun altro luogo potrà più reggere il confronto.
    (John Steinbeck)
  • A New York mi sento a casa perché qui non c’è invidia ma competizione, tutti vogliono fare meglio degli altri, sempre, non pensano a demolire il prossimo ma a superarlo, ecco perché quando si va a dormire c’è la sensazione di perdere tempo
    (Maurizio Molinari)
  • Quando penso a questa città, questa Manhattan di cui canta Whitman, una rabbia cieca, bianca, mi sfiora le budella. New York. Le prigioni bianche, i marciapiedi brulicanti di vermi, le file del pane, gli spacci d’oppio che si costruiscono come palazzi, gli ebrei, i sicari e soprattutto l’ennui, la monotonia dei volti, strade, gambe, case, grattacieli, pasti, manifesti, mestieri, delitti, amori… na città intera eretta sopra una vuota fossa di nullità. Senza significato. Assolutamente senza significato. E la Quarantaduesima Strada! La vetta del mondo, la chiamano. E il fondo allora dov’è? Se vai con la mano tesa, ti mettono cenere nel berretto. Ricchi o poveri, camminano con la testa buttata all’indietro e quasi si rompono l’osso del collo per levare lo sguardo sulle loro bellissime prigioni bianche. Vanno avanti come oche cieche e i riflettori spandono sui loro volti vuoti chiazze di estasi.
    (Henri Miller)
  • Non sapersi orientare in una città non vuol dire molto.
    Ma smarrirsi in essa, come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare.
    (Walter Benjamin)
  • Un vero newyorkese crede che coloro che vivono altrove stiano, in qualche modo, scherzando.
    (John Updike)
  • I veri newyorkesi in realtà non cercano informazioni sul mondo esterno. Essi ritengono che se qualcosa non è a New York, è probabile che non sia interessante.
    (Jimmy Breslin)
  • New York, sei come l’Egitto, ma un Egitto a rovescio. Hai eretto piramidi di schiavitù costringendole alla morte, mentre oggi costruisci piramidi di democrazia lungo le canne d’organo dei tuoi grattacieli, che s’incontrano lì dove l’infinito diventa libertà.
    (Salvador Dali)
  • – New York è bella perché sei circondato da cose che non puoi avere.
    – New York è bella perché ti fa pensare di poterle avere.
    (Dal film Quel momento imbarazzante)
  • New York. Una del mattino. Il luogo migliore e peggiore al mondo per essere inseguiti.
    (Lee Child)
  • Se qui mi sento pieno d’energia? Le proporzioni della strada e l’altezza delle case danno una sensazione di spazio. Vi si respira meglio che nelle vecchie case strette. Vi si ha l’impressione d’ampiezza in cui l’ordine vi da un senso di sicurezza. In una strada di New York potete pensare con tutto comodo, cosa divenuta impossibile, bisogna riconoscerlo, nel nostro caos Parigino. Evidentemente non parlo solo delle strade strette, ma piuttosto di quello spirito Americano che sembra realizzarsi sempre più liberamente nel cuore di una città come New York. I grattacieli non sono affatto come li si immagina nelle fotografie. A partire dal decimo piano, inizia già il cielo perchè la costruzione è erosa dalla luce. La luce e i suoi riflessi allegeriscono la materia dell’edificio.”
    (Henry Matisse su New York)
  • Quando vado a Parigi, a Londra a Roma, dico sempre che non c’è nessun posto come New York, è la città più eccitante del mondo.
    (Robert De Niro)
  • Oggi New York è un carnevale che non delude mai, e lo alimenta il denaro: il denaro che in questa città è una febbre come non era mai stato negli anni ’60 e ’70, quando era considerato volgare per una persona colta far sfoggio di ricchezza. Oggi non si è mai abbastanza volgari.
    (Tom Wolfe)
  • Quando sono a New York, voglio solo camminare per strada e sentire questa cosa, come se fossi in un film.
    (Ryan Adams)
  • A New York sembra che non c’è un Lunedi o Sabato o Domenica. La città è sempre in movimento. L’atmosfera è fantastica.
    (Thierry Henry)
  • Quindi andai a New York per rinascere.
    Era ed è tuttora facile, per buona parte degli americani, recarsi da qualche altra parte e ricominciare daccapo. Io non somigliavo ai miei genitori. Non avevo né un lembo di terra ritenuto sacro né un branco di amici e parenti da lasciarmi alle spalle. In nessun posto il numero zero ha mai avuto maggior valore filosofico che negli Stati Uniti.
    Sì, la mia mente era realmente vacua come quella di un embrione quando attraversai da un capo all’altro questo vasto continente a bordo di vetture ferroviarie come se fossi dentro un utero. Era come se San Ignacio non fosse mai esistita. Sì, e quando il Twentieth Century Limited imboccò, sferragliando, una galleria sotto New York fu come se io uscissi dall’utero per imboccare il canale vaginale.
    (Kurt Vonnegut)
  • Capitolo primo.
    “Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…” No, è meglio “la mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin…” No, fammi cominciare da capo…
    Capitolo primo. “Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione…” Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo.
    Capitolo primo. “Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere.
    Capitolo primo. “Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia…” Troppo arrabbiato. Non devo essere arrabbiato.
    Capitolo primo. “Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre…” No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata…”
    (Woody Allen, dal film Manhattan)
  • Le dieci e venticinque, un magnifico momento a New York. Quelli che usano la città come officina, sono tornati ai loro letti nel Queens, Westchester e Connecticut. I teatri non si sono ancora vuotati e la folla che si diverte non ha ancora cominciato il giro dei locali notturni. Alle dieci e venticinque le strade sono piene di gente meracigliosamente sfaccendata.
    (Al Morgan)
  • Ogni quartiere della città sembrava essere fatta di una sostanza diversa, ognuno sembrava avere una pressione diversa, un diverso peso psichico.
    (Teju Cole)
  • New York è il luogo di incontro di popoli, l’unica città dove difficilmente si può trovare un tipico americano.
    (Djuna Barnes)
  • New York è la più grande collezione di villaggi nel mondo.
    (Alistair Cooke)
  • Città di prosa e fantasia, di automazione capitalistica, le sue strade un trionfo del cubismo, la sua filosofia morale quella del dollaro. New York mi ha colpito moltissimo perché, più di ogni altra città, è la massima espressione della nostra epoca moderna.
    (Leon Trotsky)
  • È un mito, la città: le stanze e le finestre, le strade che eruttano vapore: per ciascuno, per chiunque, un mito diverso, la testa di un idolo con occhi di semaforo che ammiccano un tenero verde, un cinico rosso. Questa isola, galleggiante su acqua di fiume come un iceberg di diamante, chiamatela New York, chiamatela come vi pare: il nome non importa poiché, arrivando dalla maggiore realtà dell’altrove, uno va alla ricerca soltanto di una città, di un posto dove nascondersi, dove smarrire o scoprire se stesso, per fabbricare un sogno all’interno del quale dimostrare che, dopo tutto, non sei il brutto anatroccolo, ma un essere meraviglioso e degno di essere amato.
    (Truman Capote)
  • Spaventosamente brutta per la maggior parte, eppure la si ricorda come un luogo di fiera e passionale bellezza. Un luogo di fame eterna, ma anche il posto nel quale gli uomini sentono che le loro vite si realizzeranno gloriosamente e la loro fame verrà placata.
    (Tom Wolfe)
  • New York è una città in piedi.
    (Louis-Ferdinand Céline)
  • New York sfoggia un potere reale come la sua potenza finanziaria, la sua immensa capacità d’intrapresa, il suo dinamismo.
    (Corrado Augias)
  • La terrazza del Metropolitan Musem è una sfida agli stereotipi visivi di Manhattan: il parco non sembra più il tipico rettangolo verde delle fotografie aeree, né l’ordinata foresta vista dal basso da chi ci passeggia all’interno. Visto dalla terrazza del Metropolitan, Central Park è una sorta di enorme cuscino smeraldo tempestato di brillanti, i grattacieli di downtown. È una delle viste di New York in cui l’arte incontra la natura e l’architettura.
    (Patricie Buffa)
  • Esco dal taxi ed è probabilmente l’unica città che in realtà sembra migliore rispetto alle cartoline: New York.
    (Milos Forman)
  • In Europa la bellezza è sempre stata premeditata. C’è sempre stata un’ intenzione estetica e un progetto a lungo termine; ci sono voluti decenni per costruire, secondo quel progetto, una cattedrale gotica o una città rinascimentale. La bellezza di New York ha una base completamente diversa. E’ una bellezza inintenzionale. E’ sorta senza intenzione da parte dell’uomo, un pò come una grotta di stalattiti. Forme in sè brutte si trovano per caso, senza un piano, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di una poesia magica.
    (Milan Kundera)
  • Arrivando a New York appena due giorni prima, si era stupito di ricordarne così bene i luoghi e di sapersi orientare con tanta facilità. Il pigia pigia nella metropolitana da Midtown a Downtown e ritorno, l’odore dei consunti sedili di vinile dei taxi e l’incessante sottofondo di un miliardo di suoni – umani o non umani – lo confortavano. L’inconfondibile brusio della città dava nuovo slancio e vitalità al suo passo, una cosa che non sperimentava più da anni
    (Melissa Hill)
  • Broadway è una via, ma anche un quartiere… le piaceva soprattutto passeggiare per le strade o fermarsi all’angolo di una via per osservare il fiume di gente che le passava accanto. Poteva starci tutto il pomeriggio, finché non calava l’oscurità. Ma laggiù non era mai completamente buio: le luci che rimanevano accese tutto il giorno, all’imbrunire diventavano gialle e di notte bianche; ed era proprio allora che le facce, quelle facce intrappolate dai sogni, le si rivelavano meglio.
    (Truman Capote)
  • Broadway pazzamente illuminata come sempre e la folla densa come melassa. Ficcarcisi dentro come uan formica e farsi trascinare via. Lo fanno tutti, alcuni per un buon motivo altri senza motivo affatto. Tutta questa spinta, questo movimento rappresenta l’azione, il successo, il farsi strada. Fermati a guardare le scarpe o le camicie fantasia, il nuovo cappotto autunnale e le fedi nuziali da 98 centesimi l’una.
    (Henry Miller)
  • Per la nostra fantasia di ribelli ad una società provinciale, troppo disposta alle sieste e agli idilli in mezzo al silenzio della natura, New York significò La Città, un luogo dove gli uomini avessero assunto, senza evasioni né rimorsi, con tutto il coraggio e la pertinacia, il compito di incidere e trasformare a forza di cronaca la torpida faccia del mondo.
    (Elio Vittorini)
  • Manhattan è una sorta di realtà virtuale. Un luogo per certi versi irreale.E’ un prodotto della forza di volontà, dell’ambizione e del denaro. E a differenza di altri luoghi non si fonda sul proprio passato, ma sulle sue potenzialità e sul futuro. Detto questo, ciò che rende Manhattan, così come NYC, e il mondo intero, più complicata di qualunque descrizione io possa darne, è il fatto di essere al tempo stesso un luogo vero. Fatto di gente che vive nei suoi edifici, mangia, si veste e si dà da fare per pagare l’affitto.
    (Jonathan Lethem)
  • New York è esistita per me simultaneamente come una mappa da studiare e un luogo a cui aspirare – una città di cose e una città di simboli, il luogo in cui mi trovo realmente e il luogo in cui vorrei essere anche quando effettivamente ci sono già.
    (Adam Gopnik)
  • Il mio miope sguardo europeo avanzando lentamente e scrutando ovunque cercava invano di trovare qualcosa a New York che lo catturasse. Qualunque cosa, una fila di case che improvvisamente sbarrasse il cammino, la curva di una strada, qualche edificio alterato e scurito dal tempo. Ma New York è una città per presbiti: non c’è nulla su cui focalizzare lo sguardo, eccetto il punto di fuga. Il mio sguardo incontrava solo spazio. Scivolava sopra quartieri di case tutte uguali e raggiungeva libero l’orizzonte annebbiato.
    (Jean Paul Sartre)
  • E’ la visione di una grande metropoli, palpitante di vita incessante, che batte al ritmo di un cuore immenso, capace di farsi intendere ai quattro angoli del mondo. Una delle visioni più impressionanti ed evocatrici che sia dato di vivere.
    (Theodore Dreiser)
  • New York è un perfetto modello di una città, non il modello di una città perfetta.
    (Lewis Mumford)
  • Per cento volte ho pensato: New York è una catastrofe. E cinquanta volte ho aggiunto: una meravigliosa catastrofe.
    (Le Corbusier)
  • Tutto a New York è una fotografia. Tutte le cose che dovrebbero essere sporco o ruvida o non raffinati sono le cose più belle
    (Ann Marie Mac Donald)
  • A New York l’Europa c’è, si sente, si vede, senza l’Europa New York semplicemente non esisterebbe.
    (Corrado Augias)
  • Non c’è niente come l’autunno a New York: non sono solo le foglie a cambiare, qualcosa nell’aria porta alla luce i veri colori di ognuno.
    (dal film Gossip girl)
  • Lo skyline di New York è un monumento il cui splendore non è eguagliato dal alcuna piramide o palazzo. Ma i grattacieli americani non sono stati costruiti con fondi pubblici, né per scopi pubblici: sono stati costruiti dall’iniziativa, dall’energia e dal benessere di individui privati per realizzare profitti personali.
    (Ayn Rand)
  • C’è una bellezza della luce e dell’aria, la grande dimensione dello spazio… Ma il vero fascino di New York è inequivocabilmente in quella nota di impeto della vita locale, ed è il fascino di un potere impavido. L’aspetto del potere è indescrivibile; è il potere della più stravagante delle città, che alle prime luci del mattino si rallegra della sua forza, della sua ricchezza, della sua insuperabile condizione, e che si trasmette ad ogni oggetto, al movimento e all’espressione di ogni cosa che fluttua, incalza e pulsa, al vibrare dei traghetti e dei rimorchiatori, al tonfo delle onde, al giocare dei venti, al bagliore delle luci, al sibilare dei fischi e delle grida generate dalla brezza.
    (Henry James)
  • New York è tutto un cambiamento… Se cambiare è così facile perché per Big è così difficile? Stavo sbattendo la testa contro un muro pensando di riuscire a fare in modo che guardasse solo me? Dovevo cambiare le mie aspettative o potevo ancora sperare? Si può cambiare un uomo? Capii che nessuno dei due sarebbe fondamentalmente cambiato ma almeno ne stavamo parlando.
    (Dal film Sex and the city)
  • Mio padre era conosciuto come l’ubriacone della città. Voglio dire, nella maggioranza dei casi non è così terribile, ma noi abitavamo a New York!
    (Henry Youngman)
  • New York ora conduce la classifica delle grandi città del mondo per il numero di persone attorno alle quali non dovresti fare una mossa improvvisa.
    (David Letterman)
  • E’ stato fatto uno studio sulle tre frasi più sentite a New York City. La prima è: “Ehi, taxi!”. La seconda è: “Qual è il treno per andare a Bloomingdales?”. E la terza è: “Non si preoccupi, è solo una ferita superficiale”.
    (David Letterman)
  • Tu pensi che New York sia pericolosa? Dovresti andare a Detroit.
    Potresti andare avanti per dieci isolati e non abbandonare mai la scena del crimine.
    (Red Skelton)
  • Affari, omicidi, aggressioni, ricchezza e povertà. Tutto di tutto. La città è instancabile e la sua aria è carica d’energia.
    (Corrado Augias)
  • L’unità di tempo più breve di tutto il multiverso è il Secondo di New York, che si definisce come il periodo che passa tra l’attimo in cui il semaforo diventa verde e quello in cui il tassista dietro di te suona il clacson.
    (Terry Pratchett)
  • A New York capitano questi strani momenti in cui sembra che siano tutti scomparsi. Certe mattine, di domenica, esco presto e non c’è nessuno, soltanto pace e silenzio, oppure mi sveglio a notte fonda, guardo fuori e nelle case intorno non si vede una luce, sono tutte buie, e penso: possibile che dormano tutti? La città che non dorme mai si è addormentata?
    (Peter Cameron)
  • Guardavo i grattacieli che si ergevano fitti davanti a me. Di giorno erano indifferenti e impassibili, ma la notte, con tutte quelle luci che vedevo spegnersi ad una ad una finché al mattino ne rimanevano poche accese, assumevano aspetti terrrificanti, le finestre mi sembravano loculi ghignanti in attesa di inghiottirsi il morto.
    (Marcella Olschki)
  • A New York si ha l’impressione che le cose avvengano più velocemente che altrove.
    (Lawrence Block)
  • Tutti dovrebbero avere un Lower East Side nella loro vita.
    (Irving Berlin)
  • Non hai vissuto fino a quando non sei morto a New York.
    (Alexander Woollcott)

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