Frasi sulla Juventus

frasi e aforismi sulla juventus E arriviamo oggi a parlare delle frasi sulla Juventus, la Vecchia Signora del calcio italiano. Molto criticata, naturalmente, ma nondimeno un esempio sportivo, calcistico e non.

La Juventus è sinonimo di vittoria e di stile; c’è stato un tempo in cui era l’unica europea ad avere in bacheca le tre competizioni europee, più la coppa intercontinentale e la supercoppa. Per cui è stato scritto tanto e sono tante frasi, aforismi e citazioni sulla Juventus, presenti qui e là sulla rete

Adesso non è più così, ma la primizia resta ed eccome, ed è qualcosa della quale andare, giustamente, fieri. Naturalmente sono innumerevoli le frasi e gli aforismi sulla Juventus, che all’inizio della sua Storia esibiva una sgargiante maglia rosa, tipo quella attualmente indossata dal Palermo calcio.

Il consiglio è sempre il solito: vale a dire di memorizzare e condividere su Facebook, Twitter, Pinterest, Tumblr e gli altri social le frasi sulla Juventus.
A ogni buon conto, ecco a voi le nostre

Frasi sulla Juventus

  • Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.
  • Sono nato juventino. Da piccolo hanno persino provato a lavarmi ma le strisce non sono mai venute via.
  • Il capolavoro di Conte? Non solo rivincere lo scudetto dopo il settimo posto dell’anno prima, ma farlo da Juve.
  • La vera gara tra noi e le milanesi sarà tra chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda
  • Nei momenti più difficili di una partita, c’è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, a quella capacità di non arrendersi mai. E questo è il motivo per cui la Juventus vince anche quando non te l’aspetti.
  • Lo stile Juventus, oltre che un’educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un educazione a vincere
  • Sono diventato juventino il primo giorno che sono arrivato a Torino, quando mi sono reso conto quanto la Juventus fosse odiata dal resto delle tifoserie d’Italia. Il loro odio io l’ho trasformato in amore per la Juventus. Contro tutto e tutti. Quella maglia era una corazza.
  • Sono juventino da sempre, fin da quando sedicenne nel River Plate, in Argentina, avevo come allenatore Renato Cesarini (quello della zona Cesarini). L’uomo dei cinque scudetti vinti di fila, dal 1930 al 1935. Cesarini ogni giorno mi incantava con i suoi racconti sulla Juventus. Ascoltavo felice i nomi di quei campioni, le loro gloriose imprese e con la bocca spalancata, come un bambino che continuamente risente la sua fiaba preferita, sognavo di poter giocare anche io, un giorno, in questa squadra. E i sogni qualche volta si avverano.
  • La Juve è storia, tradizione, è un pezzo del paese, è un’immagine dell’Italia nel mondo. Ciò comporta una grande responsabilità, perchè ogni giorno devi rispettare il nome che porti.
  • La Juventus non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore.
  • Mi diverto ad abbinare i calciatori ai musicisti. Sivori aveva l’estro di Paganini. Del Piero è meraviglioso come Schubert. E Boniperti aveva la stessa grandezza monumentale di Bach.
  • Cos’ha fatto ieri la Juventus? Tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?
  • L’Avvocato. Il Signore della Signoria della Signora. Altre squadra hanno avuto dei presidenti. Noi abbiamo avuto un Signore Rinascimentale.
  • La Juventus vuole dire vittoria. Ecco il modo più semplice per spiegare la Juve, l’ho detto tante volte in Inghilterra quando mi chiedevano di raccontare il mio periodo italiano e io non avevo tanta voglia di parlare. È semplice, dicevo, alla Juventus si vince.
  • Mi sono innamorato della Juventus durante il quinquennio negli Anni 30, mio nonno mi portava agli allenamenti, al campo di corso Marsiglia e io ero impressionato in particolare dalla velocità di un giocato­re, l’ungherese Hirzer che venne soprannominato Gazzella. Io avevo appena quattro anni e ne rimasi affascinato. Per sempre.
  • La Juve è sempre stata un meraviglioso dipinto, e un meraviglioso dipinti ha bisogno di una cornice meravigliosa come questa.
  • Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero. Avete realizzato il mio sogno
  • La Juve vive di contraddizioni che ne fanno un fenomeno nazionale e identitario. E’ la squadra degli Agnelli, della Fiat, ma anche il sogno di tanti immigrati che dal mezzogiorno arrivano a Torino. Ha una dimensione nazionale una fama internazionale, pur mantenendo la sua dimensione torinese e sabauda.
  • Omar Sivori. Mi faceva impazzire. Secondo me è stato pure meglio di Maradona: correva, scherzava con la palla, umiliava gli avversari, menava (eccome se menava!), si beccava anche sette giornate di squalifica, poi tornava in campo e ricominciava tutto da capo. Un fenomeno.
  • La Juve degli anni cinquanta (ricordo ancora a memoria la formazione) giocava un calcio d’attacco, magari prendeva tanti goal, ma ne segnava sempre uno in più. Era la Juve della fantasia di Sivori, della generosità di Charles e delle lucidità di Boniperti.
  • Boniperti venne provato in un paludoso pomeriggio al Comunale, nel ruolo di centravanti, in una partitella contro le riserve del Fossano. Dal fango il futuro presidente della Juventus sradicò sette palloni per infilarli nella rete del povero portiere fossanese. Il giorno dopo Carlin scrisse che alla Juve era nato un settimino.
  • Io sono juventino, ma talmente juventino che pure alla televisione guardo solo film in bianco e nero!
  • Antonio Conte iniziò a giocare – segno del destino – nella Juventina, una squadretta di Lecce, sognando Tardelli e la Juventus.
  • Sono diventato juventino per amore. Proprio così. Per amore di mio padre. Lui era la persona che adoravo. Tutto quello che faceva o decideva per me era sacro. Mio padre era juventino. Io pure. L’unico caso anomalo e inspiegabile di fede calcistica nella nostra famiglia continua a rimanere sempre l’interista Rosario. Del resto anche lui qualche difetto lo deve pure avere.
  • La Juventus è la squadra di adulti. Non sei mai sicuro di vincere contro di loro finché non muoiono
  • Della juventus ho sempre amato la maglia. Il bianconero delle righe verticali donava un’eleganza speciale ai calciatori. Ricordo Platini, forse il più affascinante nella sua andatura tanto elegante.
  • Quando sei la Juve del secondo o terzo posto non te ne fai nulla.
  • C’erano Causio, Haller, Bettega. La velocità insieme alla fantasia, la classe mescolata al dinamismo. Dopo arrivò gente come Benetti e Boninsegna, che aumentò forza fisica ed esperienza del gruppo. Ma quella prima Juventus mi è rimasta nel cuore.
  • Lo stadio della Juventus mi fa lo stesso effetto di una donna: non riesco a resistere a una curva.
  • La Juventus è conosciuta come la fidanzata d’Italia. E’ probabilmente la donna con cui ognuno vorrebbe stare.
  • La Juventus è l’unica donna della nostra vita che non c’ha mai tradito.
  • Non rinuncerei a uno scudetto della Juventus per il mondiale della Ferrari
  • Uno scudetto vinto da altre è sempre perso dalla Juventus: e proprio questo è il fascino del campionato.
  • La Juventus è un po’ nel mio DNA, quindi la conosco bene. È come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un’altra. Non molla mai, e la sua forza è nell’ambiente.
  • La prima grandissima Juventus che ricordo nettamente è stata quella del Trap, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Fornivamo più della metà dei pezzi del motore alla Nazionale campione del mondo in Spagna nel 1982. Ma prima di loro c’era stata la Juve d’acciaio delle tre “B”, Bettega, Boninsegna, Benetti. E dopo di loro la Juve spettacolo di Platini, Boniek e Laudrup.
  • La Juventus è la mia Nazionale.
  • Un paio di anni fa sono quasi andato alla Juve. La gente mi aveva parlato di Torino e aveva detto questo e quest’altro e che Milano sarebbe più piacevole. Ho detto: io non vado per i dannati negozi; vado perché si tratta della Juventus.
  • Quando vinceva la Juve vinceva la storia.
  • Con la Juventus ho imparato a vincere. Non so come è successo, è qualcosa che si re­spira nell’aria dello spoglia­toio, sono concetti che vengo­no tramandati da giocatore in giocatore, è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c’è club nel mon­do che ti faccia lo stesso effetto.
  • Si scrive Juventus si pronuncia scudetto. “Vincere sempre, e con classe” è l’imperativo categorico della Signora. Nata come la seleção della borghesia torinese, via via è assurta a modello: una riserva dov’è vietato illudersi, dove giocare fa rima con lavorare, dove la vocazione ha il sigillo della professione. È un carattere di ferro la fidanzata d’Italia. Dentro lo stile, c’è lo stiletto.
  • Si scrive Juventus si pronuncia scudetto.
  • Quando leggo un quotidiano, sia esso anche di finanza o altro dallo sport, e l’occhio mi cade involontariamente sulla lettera J di Juventus, il cuore mi sussulta, ricevendo una grande emozione.
  • La Juventus mi ha ridato la voglia di giocare a calcio. La cosa migliore per un giocatore: tornare a essere felice.
  • Che vinca la Juventus o che vinca il migliore? Sono fortunato, spesso le due cose coincidono.
  • La vera gara tra noi e le milanesi sarà a chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda.
  • Buscetta ha detto di essere ossessivamente un tifoso della Juventus? Se lo incontrate ditegli che è la sola cosa di cui non potrà pentirsi.

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