Frasi e aforismi di John Maynard Keynes. Lo conoscete?

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frasi-aforismi-pensieri-john-KeynesLe frasi e gli aforismi di John Maynard Keynes.

E chi è?
La domanda non è affatto peregrina, in effetti John Keynes non è una rockstar, uno scrittore o un attore.

E’ però una delle persone del xx secolo che più ha influito sulla nostra vita, sulla vita della quasi totalità delle persone che hanno vissuto sul pianeta blu (a proposito, oggi tanta Italia atterrerà sul pianeta rosso, ossia su Marte).

John Maynard Keynes è stato un economista, e la sua visione economica, che fu adottata dagli Usa dopo la grande crisi del 1929, è uno dei due paradigmi economici che vanno per la maggiore.

Sua l’idea di una Banca Mondiale, sue diverse intuizioni sulla moneta e sui dati macroeconomici. Suo tanto altro.

Noi e i nostri genitori siamo cresciuti in un mondo dominato dalla teoria economica di Keynes.

Adesso forse le cose stanno un poco cambiando, ma credo che valga la pena dare una occhiata alle

Frasi e aforismi di John Maynard Keynes

  • Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti
  • Dire che il prodotto netto odierno è maggiore, ma il livello dei prezzi è più basso, di un anno o dieci anni fa è press’a poco come dire che la regina Vittoria fu, come regina, migliore della regina Elisabetta, ma non più felice come donna; proposizione non priva di significato né di interesse, ma inadatta a fornire materia per il calcolo differenziale.
  • Se devi alla tua banca cento sterline, tu hai un problema. Ma se ne devi un milione, il problema è della banca
  • La disoccupazione dovuta alla scoperta di strumenti e economizzatori di manodopera (che) procede con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a trovare nuovi impieghi per la stessa manodopera.
  • Le agenda (le cose da fare, ndr) più importanti dello Stato non riguardano le attività che i singoli individui già svolgono, ma le funzioni che cadono al di fuori della sfera dell’individuo, le decisioni che, se non assume lo Stato, nessuno prende. Importante per il governo non è fare le cose che gli individui stanno già facendo, e farle un po’ meglio o un po’ peggio, ma fare le cose che al presente non vengono fatte per niente.
  • Se un determinato produttore, o un determinato paese, taglia i salari, si assicurerà così una quota maggiore del commercio internazionale fino al momento in cui gli altri produttori o gli altri paesi non facciano altrettanto; ma se tutti tagliano i salari, il potere d’acquisto complessivo della comunità si riduce di tanto quanto si sono ridotti i costi: e anche qui nessuno ne trae vantaggio.
  • Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.
  • La saggezza del mondo insegna che è cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anziché riuscire in modo anticonvenzionale.
  • Il momento giusto per l’austerità al Tesoro è l’espansione, non la recessione.
  • Entrambe (inflazione e deflazione) sono “ingiuste” e deludono ragionevoli attese; ma, mentre l’inflazione, alleviando l’onere del debito nazionale e stimolando le imprese, mette un contrappeso sull’altro piatto della bilancia, la deflazione non offre alcuna contropartita.
  • È meglio che un uomo sia tiranno con il suo conto in banca che con i suoi concittadini.
  • Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi.
  • Mentre quindi, l’allargamento delle funzioni di governo, richiesto dal compito di equilibrare l’una all’altro la propensione a consumare e l’incentivo ad investire, sarebbe sembrato ad un pubblicista del diciannovesimo secolo o ad un finanziere americano contemporaneo una terribile usurpazione ai danni dell’individualismo, io lo difendo, al contrario, sia come l’unico mezzo attuabile per evitare la distruzione completa delle forme economiche esistenti, sia come la condizione di un funzionamento soddisfacente dell’iniziativa individuale. […]
  • Le persone timide in posizione di responsabilità sono un passivo per la nazione.
  • Si ha disoccupazione involontaria quando, nel caso di un piccolo aumento del prezzo delle merci-salario[11] rispetto al salario monetario, sia l’offerta complessiva di lavoro da parte di lavoratori disposti a lavorare al salario monetario corrente, sia la domanda complessiva di lavoro a quel salario, sarebbero maggiori del volume di occupazione esistente.
  • Sono quindi vicino alla dottrina pre-classica, che ogni cosa è prodotta dal lavoro, coadiuvato da ciò che allora usava chiamarsi arte e che ora si chiama tecnica, dalle risorse naturali che sono gratuite o costano una rendita a seconda della loro abbondanza o scarsità, e dai risultati del lavoro del passato […] È preferibile considerare il lavoro, compresi naturalmente i servizi personali dell’imprenditore e dei suoi collaboratori, come l’unico fattore di produzione, operante in un dato ambiente di tecnica, di risorse naturali, di beni capitali e di domanda effettiva.
  •  […] la disoccupazione si sviluppa perché la gente vuole la luna: gli uomini non possono essere occupati quando l’oggetto del desiderio (cioè la moneta) è qualcosa che non può essere prodotta e la cui domanda non può essere facilmente ridotta. Non vi è alcun rimedio, salvo che persuadere il pubblico che il formaggio sia la stessa cosa e avere una fabbrica di formaggio (ossia una banca centrale) sotto il controllo pubblico.
  • Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento si dimostrerà l’unico mezzo per consentire di avvicinarci alla occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con la privata iniziativa. […] I controlli centrali necessari ad assicurare l’occupazione piena richiederanno naturalmente una vasta estensione delle funzioni tradizionali di governo. (1968)
  • Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male..
  • Lo studio dell’economia non sembra richiedere alcuna dote particolare in quantità inusitate. Si tratta dunque di una disciplina molto facile, a confronto delle branche più elevate della filosofia e delle scienze pure? Una disciplina molto facile nella quale solo pochi riescono a eccellere! Questo paradosso trova spiegazione, forse, nel fatto che un grande economista deve possedere una rara combinazione di doti: deve essere allo stesso tempo e in qualche misura matematico, storico, politico e filosofo; deve saper decifrare simboli e usare le parole; deve saper risalire dal particolare al generale e saper passare dall’astratto al concreto nelle stesso processo mentale; deve saper studiare il presente alla luce del passato, per gli scopi del futuro. Nessun aspetto della natura dell’uomo o delle istituzioni umane gli deve essere aliena: deve essere concentrato sugli obiettivi e disinteressato allo stesso tempo; distaccato e incorruttibile, come un artista, ma a volte anche terragno come un politico.
  • Nessun uomo intraprendente accetterà mai di rimanere povero quando sia convinto che chi sta meglio di lui si è procacciato la ricchezza con la fortuna e l’imbroglio.
  • Per la precisione, le conseguenze immediate di una riduzione del deficit da parte del governo sono esattamente l’opposto di quelli che si avrebbero se si finanziassero nuovi lavori pubblici aumentando l’indebitamento.
  • La deflazione comporta un trasferimento di ricchezza ai rentiers, e a tutti i detentori di effetti monetari, da parte del resto della comunità; così come l’inflazione comporta un trasferimento di segno opposto. In particolare la deflazione comporta un trasferimento di ricchezza da tutti i debitori
  • Se dunque, il livello dei prezzi esterni è al di fuori del nostro controllo, dovremo accettare che o il livello dei prezzi interni o il tasso di cambio subiscano l’influsso esterno. E se il livello dei prezzi esterno è instabile, non potremo mantenere contemporaneamente stabili sia il livello dei prezzi interni sia il tasso di cambio.
  • Pochi sono gli inglesi che non si rallegrino della rottura del nostro legame al gold standard. Abbiamo la sensazione di essere finalmente liberi di fare quel che meglio fare. La fase romantica è conclusa: possiamo cominciare a discutere realisticamente della politica che più ci conviene. Potrà sorprendere che una decisione del genere, presentata come un disastro catastrofico, sia stata accolta con tanto entusiasmo; il fatto è che ci si è resi conto rapidamente i quali enormi vantaggi attribuivamo al commercio e all’industria inglese abbandonando lo sforzo artificioso per mantenere la nostra valuta al di sopra del suo valore reale.
  • La miseria fisica fornisce l’incentivo a cambiare le cose proprio in circostanze in cui il margine per nuovi esperimenti è assai ridotto. La prosperità materiale elimina l’incentivo proprio quando si potrebbe tentare il nuovo senza troppi rischi.
  • Dovremmo avere il coraggio di assegnare alla motivazione “denaro” il suo vero valore. L’amore per il denaro come possesso, e distinto dall’amore per il denaro come mezzo per godere i piaceri della vita, sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali.
  • Montesquieu, il maggior economista francese, quello che è giusto paragonare a Adam Smith, e che in perspicacia, chiarezza di idee e buon senso (doti che ogni economista dovrebbe possedere) supera di cento cubiti i fisiocratici.
  • Non so cosa sia che rende un uomo più conservatore: non conoscere nulla tranne il presente, o nulla tranne il passato.
  • Quando l’accumulazione di ricchezza non rivestirà più un significato sociale importante, interverranno profondi mutamenti nel codice morale. Dovremo saperci liberare di molti dei princìpi pseudomorali che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane più spiacevoli. Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione «denaro» il suo vero valore.

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